Del Corriere della sera, del fango e di altri liquami

P.S.B. 31 marzo 2016

corriereAltro che il Marziano. Qui di surreale c’è soprattutto il Corriere della sera diretto da Luciano Fontana (un passato, ormai remoto, all’Unità, quella vera prima dell’avvento del trio D’Angelis-Rondolino-Lavia, dove ha ricoperto via via ruoli di tiepido sindacalista, di incolore capocronista e di grigio caporedattore, una sorta di burocrate del desk).
A parte le solite tossine avariate propinate da Ernesto Menicucci, su cui torno tra poco, oggi il Corriere esibisce un pimpante commento di Paolo Franchi che – in apparenza – fa una sorta di timido coming out autocritico: “Il bilancio dei ventotto mesi [di Marino, ndr] in Campidoglio – scrive Franchi – non è così fallimentare come lo si è voluto rappresentare; il mondo emerso con Mafia Capitale non è sicuramente il mondo di Marino; il PD romano che ha voluto e ottenuto lasua testa è quella brutta cosa che sappiamo; sotto il profilo delle procedure democratiche, Renzi è stato, come sovente gli accade, alquanto sbrigativo”.

Ma qual è la conclusione? Ovvio (si fa per dire): che “non c’è un chiarimento sui fatidici scontrini”, che Marino fa una “rappresentazione vagamente surreale, e ossessivamente ripetitiva”, di se stesso e degli avversari e “soprattutto non argina né la noia né la delusione”. Quando fa comodo, la logica resta sconosciuta in via Solferino e dintorni…
Se Franchi, sia pure timidamente e contraddittoriamente, almeno per un attimo è riuscito a sorprenderci in positivo, ci pensa subito il “collega” (è veramente difficile riuscire ad accettare l’idea di essere iscritti al medesimo Ordine professionale) Ernesto Menicucci – a quanto pare sempre più sofferente di allergia al rispetto della verità documentale – a riportare il tono del Corriere su binari consolidati e a buttare tra le pale del mtaforico ventilatore, ovviamente puntato contro Marino, le sue consuete badilate di fango e altri maleodoranti liquami.
Riferendo dell’incarico ricevuto da Ignazio Marino per un ciclo di conferenze alla Temple University di Filadelfia, si premura di chiosare: “la stessa dove si recò a settembre per una lecture, quando diede ad intendere che volava in Pennsylvania su invito della Santa Sede”.
Al caro “collega” del Corriere della sera, chiaramente, nulla importa non solo del fatto che la storia dell’invito sia stata ampiamente chiarita e documentata ma nemmeno fa cenno al fatto che un capitolo di Un marziano a Roma è dedicato al racconto degli incontri avuti in questi ultimi mesi con papa Francesco, del chiarimento intervenuto tra loro e che nessuno da Oltretevere ha finora smentito (quindi possiamo presumere che sia la verità) che papa Francesco non solo abbia potuto leggere in anteprima il capitolo ma che abbia dato la sua autorizzazione a rendere pubblici sia la notizia degli incontri sia i loro contenuti. Con buona pace, quindi, anche della “collega” (anche in questo caso servono molte virgolette) Giovanna Vitale di Repubblica e della signora Claudia Daconto, protagonista di una figuraccia proprio su questo tema nella conferenza stampa di ieri.

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