Un saluto per Sara

femminicidio2

R.T. 1 giugno 2016

Sara da piangere in silenzio. Sara da urlare di rabbia. Sara da interrogarsi su come possano accadere, oggi, storie di tanta, inaudita crudeltà. Ancora una, di nuovo la follia che incrocia la strada di una donna che dice “no”.
Voglia di vivere. Voglia di libertà. Voglia di tenerezza. E di amore. Voglia di divertirsi. Di sentirsi protagonista della propria vita. Di ballare, cantare, viaggiare. Un giorno di essere madre e compagna, forse sposa. Voglia e diritto di esistere. Tutto questo e tanto di più era Sara. Un altro nome e un’altra storia, una cascata di capelli biondi e un sorriso fresco e dolce. Non c’è più. Cancellata dal mondo in un attimo di orrore, intravista da occhi troppo
distratti attraverso i finestrini di due maledette auto in corsa che l’hanno ignorata come si finge di non vedere il mendicante che ci tende la mano al mercato o davanti alla chiesa.
Un giovane maschio adulto. Giovane quanto si vuole ma adulto. Giovane da non riuscire a sopportare un rifiuto. Talmente fragile da non poter incassare una sconfitta. Talmente adulto da essere guardia giurata. Talmente adulto da concepire il male assoluto. Un maschio adulto allevato come chiunque da una madre e un padre, schiacciati oggi dal peso di una realtà troppo dura da accettare: essere coloro che hanno generato… il mostro. Il mostro che era bambino, poi ragazzino fragile, poi cosa? Dove si è inceppato il meccanismo?Sara
Forse la voglia di essere qualcosa di diverso o la consapevolezza della propria inconsistenza, della propria pochezza, certificata da quel no. O la mancanza di sogni, di aspirazioni, di possibilità. Mille i possibili motivi, uno solo l’epilogo triste: Sara non c’è più, domani non sarà al centro commerciale con le amiche a comprare un solare per andare al mare, non andrà a bere una birra con i suoi amici a San Lorenzo, perché sta riposando… in pace. Pace, Sara, pace a tutte le donne morte per mano del figlio di una donna, che la società non ha saputo aiutare a crescere nei valori sani; pace, Roma, che sei teatro di tanta solitudine-violenza-crudeltà-indifferenza.
È vero, siamo tutti scritti a matita in questo teatrino che è la vita, ma non si può morire così, non così… Ho i brividi. Sono scioccata e schifata. Tremo per un figlio maschio, per tutte le figlie femmine, per tutte quelle che potrebbero imbattersi nella follia perché nessuna è davvero al sicuro, e tutti siamo in parte responsabili, se non altro, per la nostra indifferenza.
E che non venga in mente a nessuno, adesso, nell’ora del silenzio pietoso e sdegnato, di appropriarsi di questa tragedia per cavalcarla per uno spot elettorale: io non ho dimenticato la povera signora Giovanna Reggiani e come quella terribile vicenda venne strumentalizzata.
Indietro purtroppo non si torna: interroghiamoci ora, indigniamoci, piangiamo per questo ennesimo innocente fiore reciso e traiamone, insieme, una lezione per il futuro.

2
0

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: